Domande e risposte sulla riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

  1. Perché quasi tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite chiedono una riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite?
  2. A quale riforma ambisce la Germania?
  3. Perché il Governo federale non si adopera per un seggio europeo?
  4. A che punto è il processo di riforma?
  5. Esiste una via maestra verso la riforma?
  6. Quale politica perseguirà la Germania nel Consiglio di Sicurezza come membro non-permanente o qualora ottenga un seggio permanente?
  7. La Germania aspira a un diritto di veto?

1) Perché quasi tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite chiedono una riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite?
Sulla necessità di una riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vi è un ampio consenso fra gli Stati membri. Nella sua attuale composizione il Consiglio di Sicurezza risale all'anno 1963, quando venne allargato per la prima ed ultima volta. Allora, le Nazioni Unite contavano 113 Paesi membri. Oggi gli Stati che fanno parte delle Nazioni Unite sono 191. Come conseguenza dell'aumento dei suoi membri, il Consiglio di Sicurezza ha perso rappresentatività ed è divenuto ancora più esclusivo.

Il Consiglio di Sicurezza può salvaguardare la propria autorevolezza solo se le grandi aree geografiche del mondo si sentono adeguatamente rappresentate per suo tramite. Questo non avviene più soprattutto per quanto concerne i membri permanenti che continuano ad essere le potenze vincitrici della II Guerra Mondiale - a prescindere dal fatto che la Repubblica della Cina (Taiwan) è stata sostituita dalla Repubblica Popolare Cinese e che la Federazione Russa ha preso il posto della Unione Sovietica.

2) A quale riforma ambisce la Germania?
La Germania si adopera per un adeguamento della composizione del Consiglio di Sicurezza alle realtà della politica mondiale modificatesi radicalmente da quando fu creato nel 1945 e riformato nel 1963. Esempi di queste trasformazioni sono l'accresciuta importanza degli Stati del Terzo Mondo (si pensi alla decolonializzazione, alla nascita dei paesi emergenti e allo scoppio di numerosi nuovi conflitti nel Terzo Mondo) nonché la responsabilità globale venutasi a creare per la Germania ed il Giappone. Queste circostanze devono venir tenute in considerazione nelle dimensioni e nella composizione del Consiglio di Sicurezza.

La richiesta della Germania di essere rappresentata nell'ambito di un seggio europeo o attraverso un proprio seggio permanente è motivata dal fatto che la Germania oggi è interessata direttamente o indirettamente da ogni conflitto del quale si occupa il Consiglio di Sicurezza, sia come donatore di aiuti umanitari, sia quale Paese la cui opinione pubblica è particolarmente interessata alla salvaguardia dei diritti dell'uomo, sia come meta di rifugiati e richiedenti asilo, oppure quale Paese contributore di truppe alle operazioni di pace. Pertanto, la Germania deve e vuole adempiere alla propria responsabilità anche in seno al Consiglio di Sicurezza, la cui funzione principale è quella di comporre conflitti.

Questo parere è condiviso anche da un forte numero di Stati membri delle Nazioni Unite che ha pertanto caldeggiato un seggio permanente tedesco. Non da ultimo la Germania fa valere il suo diritto ad essere rappresentata nell'organo centrale di quest'organizzazione mondiale nella sua veste di terzo contribuente delle Nazioni Unite.

3) Perché il Governo federale non si adopera per un seggio europeo?
Nell'accordo della coalizione dei partiti che formano il Governo federale si chiede un seggio tedesco qualora un seggio europeo non sia realizzabile. Quest'accordo recita testualmente:
"Nel superamento delle grandi sfide del 21° secolo, le Nazioni Unite devono svolgere un ruolo chiave. Il Governo federale è determinato a dare, nel 2003 - 2004, un contributo alla salvaguardia della pace internazionale e della sicurezza quale membro non permanente del Consiglio di Sicurezza. Il Governo federale si rifà in questo contesto ad un concetto di sicurezza che tiene conto anche di aspetti economici, dei diritti dell'uomo e di politica di sviluppo. Il Governo federale continua ad essere dell'avviso che sia auspicabile un seggio europeo nel Consiglio di Sicurezza. Punterà all'ingresso della Germania quale membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu solo se un seggio europeo non sembrerà realizzabile e al contempo potrà venir conclusa una riforma del Consiglio di Sicurezza dal punto di vista di un maggiore equilibrio regionale."

Questa è la conseguenza logica della posizione del Governo federale rispetto all'integrazione europea ed in particolar modo in merito alla Politica estera e di sicurezza comune. Tuttavia, a breve o medio termine sussistono diversi ostacoli: la Carta delle Nazioni Unite permette ad esempio l'ingresso solo di Stati e non di organizzazioni nazionali e sopranazionali come l'Unione Europea. Una riforma della Carta che consenta l'adesione di tali organizzazioni oltre che dei loro Paesi membri, compresa la possibilità di essere presenti nel Consiglio di Sicurezza, non verrebbe accettata dalla maggior parte degli Stati membri.

In secondo luogo, gli attuali membri permanenti europei - Gran Bretagna e Francia - non ritengono che i loro seggi permanenti siano strumenti di cooperazione politica europea, bensì li considerano un'espressione irrinunciabile della loro sovranità nazionale. Questo ruolo particolare è stato altresì sancito dai Trattati di Amsterdam e di Nizza.

In terzo luogo, un seggio europeo ridurrebbe il peso dei membri europei che nel Consiglio di Sicurezza e nell’Assemblea Generale avrebbero rispettivamente un solo voto, invece degli attuali 3-4 ovvero 25 voti. Nella prospettiva di un ulteriore allargamento dell’Unione Europea questo rapporto peggiorerebbe ancora. Ciò non può essere nell'interesse dell'Unione Europea i cui Stati membri contribuiscono al bilancio delle Nazioni Unite nella misura del 40% circa. Finora quindi gli Stati membri dell'Unione Europea, a prescindere da poche eccezioni, si sono pronunciati a favore di ulteriori nuovi seggi permanenti, non però di un seggio europeo. Attualmente, non si intravede la possibilità che questi interessi siano convogliati verso un seggio europeo.

4) A che punto è il processo di riforma?
Dopo una discussione che perdura da decenni, tutti gli argomenti sono stati messi sul tavolo delle trattative. Ciò nonostante l'organo consultivo competente, il cosiddetto "Open Ended Working Group", continua a discutere quale sottocommissione dell'Assemblea Generale e pubblica annualmente una relazione sullo stato delle consultazioni. La maggior parte degli Stati membri auspica una riforma del Consiglio di Sicurezza perché questa gioverebbe soprattutto al Terzo Mondo. Tuttavia vi sono anche Paesi che osteggiano la riforma dato che vi intravedono un pericolo per il loro attuale status, non avendo loro stessi alcuna possibilità di ottenere un nuovo seggio permanente. Dato che il gruppo di lavoro dell'Assemblea Generale per la riforma del Consiglio di Sicurezza può decidere soltanto consensualmente, sulla carta sono stati fatti pochi progressi veri e propri. Tuttavia, la decisione in merito alla riforma non viene presa dal gruppo di lavoro, ma - in ultima analisi - dall'Assemblea Generale che a tal fine deve deliberare una modifica della Carta con una maggioranza di due terzi.

La maggior parte degli Stati membri considerano ovvi i seggi permanenti per la Germania e il Giappone - che contrariamente agli attuali membri permanenti non sono potenze nucleari e che diversamente dalla maggioranza dei membri permanenti non hanno una storia coloniale rilevante.
Un problema difficile è comunque stabilire quali Stati dovranno occupare i seggi permanenti delle grandi aree geografiche dell'Africa, Asia e America Latina con i Caraibi.
Nel Consiglio di Sicurezza queste aree del mondo fino ad ora non erano sufficientemente rappresentate.

5) Esiste una via maestra verso la riforma?
Una via maestra non esiste. Una soluzione potrebbe passare però solo tramite l'Assemblea Generale alla quale deve venire sottoposta la proposta di riforma.

La già menzionata proposta Razali (della Malaysia) dell'anno 1997 prevede che il Consiglio di Sicurezza venga ampliato di nove seggi, passando da 15 a 24. Cinque dei nuovi seggi dovrebbero essere seggi permanenti i cui detentori devono venir eletti dall'Assemblea Generale. Si prevede di concedere ai nuovi membri soltanto un diritto di voto limitato, i vecchi membri dovranno in futuro - diversamente dalla situazione attuale - giustificare il motivo per cui ne fanno uso. La nuova composizione del Consiglio di Sicurezza dovrebbe venir controllata ovvero verificata dopo un certo periodo di tempo.

6) Quale politica perseguirà la Germania nel Consiglio di Sicurezza come membro non-permanente o qualora ottenga un seggio permanente?
Il Consiglio di Sicurezza reagisce soprattutto a crisi e le crisi non sono sempre prevedibili. Tuttavia, si può fare il tentativo di migliorare i meccanismi di riconoscimento precoce e di prevenzione. Dopo lo scoppio di una crisi, il Consiglio di Sicurezza deve soprattutto poter reagire rapidamente, in particolar modo anche nel caso di avallo e di avvio di operazioni di peacekeeping. Già da molto tempo la Germania fornisce il suo contributo alle riflessioni in merito. In fin dei conti bisogna dedicare maggiore attenzione al passaggio dal peacekeeping al ripristino della vita civile e alla ripacificazione al fine di evitare una ricaduta. La smobilitazione, la reintegrazione dei combattenti, il disarmo, la bonifica dalle mine, il ritorno dei rifugiati, la preparazione e l'affiancamento delle elezioni sono importanti tappe su questa strada. Quale membro permanente, la Germania dedicherebbe particolare attenzione al potenziamento e alla applicazione di questi strumenti.

7) La Germania aspira a un diritto di veto?
La Germania è dell'avviso che i nuovi membri permanenti debbano avere gli stessi diritti degli attuali membri permanenti. In questa posizione vi è senz'altro spazio per una riforma del diritto di veto. Dagli Stati membri sono state presentate interessanti proposte rispetto alle quali il Governo federale ha un atteggiamento di apertura. Tuttavia, ogni riforma deve venir ratificata anche dagli attuali membri permanenti. In ultima analisi loro hanno un veto contro la riforma del veto. Le proposte per la riforma del diritto di veto devono tener conto di questa circostanza.

La Germania è membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

Abstimmung im Sicherheitsrat

La 65a assemblea generale delle Nazioni Unite, svoltasi a New York il 12 ottobre 2010, ha designato la Germania quale membro non permanente - per il biennio 2011/2012 - del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il suo organismo più importante e fulcro vitale dell’ordinamento internazionale per la pace.