“L’Europa si integrerà maggiormente”

Bundesaußenminister Guido Westerwelle Ingrandire l'immagine (© picture alliance/ dpa)  Il Ministro Federale degli Affari Esteri Westerwelle intervistato in merito alla nuova stabilità politico-finanziaria dell’UE e all’obiettivo di un’unione politica in Europa.

Signor Ministro, in Europa da diversi mesi si cerca di gestire una crisi politico-finanziaria – come si prospetta una soluzione sostenibile a lungo termine?

Stiamo sviluppando l’UE in modo tale che diventi un’unione di stabilità. Questo è stato deciso al Consiglio Europeo del 9 dicembre 2011. Quasi tutti gli Stati dell’Unione europea si sono impegnati al rispetto di criteri di stabilità come maggior oculatezza e disciplina di bilancio. La Commissione dell’UE, rafforzata nei suoi diritti, vigilerà e interverrà in caso di violazione di queste regole comuni. Sono convinto che così riguadagneremo la fiducia nella nostra moneta comune e daremo stabilità all’euro per il futuro.

Quali misure concrete ed efficaci si possono applicare ai membri dell’Unione europea che infrangono le regole di stabilità?

Se un Paese dell’euro viola le regole comuni, se per esempio registra un indebitamento troppo elevato, in futuro ci saranno sanzioni automatiche. La Commissione dell’UE potrà intervenire soltanto sulla base di criteri oggettivi. Così i Paesi dell’euro dimostrano che indipendentemente dalla situazione politica o dalla congiuntura si impegnano a un rigoroso percorso di stabilità. Freni nazionali all’indebitamento limitano il futuro deficit a un minimo. Questi sono i passi decisivi verso un’unione di stabilità, per la quale ci siamo battuti insieme alla Francia.

La stabilità finanziaria è un conto – ma come può al contempo essere potenziata la crescita dei Paesi dell’UE?

L’aumento della competitività all’interno dell’unione monetaria è raggiungibile con maggiore efficienza e una migliore produttività. La Germania negli ultimi anni ha condotto riforme di questo tipo. Anche per questo oggi stiamo meglio di altri partner europei.

Logo Europäische Zentralbank Ingrandire l'immagine (© dpa - Bildfunk, Frank May) Quale occasione politica per l’Unione Europea intravede in questa crisi? I Paesi nella crisi si avvicinano o si allontanano?

Dobbiamo cogliere l’occasione che la crisi ci offre per una maggiore integrazione in Europa. La collaborazione rafforzata nelle materie chiave del bilancio e della politica economica, com’è stata ora concertata, influisce su tutti gli altri campi della politica. L’Europa per questo si integrerà ancora di più.

I concetti di “Europa del nucleo duro” e di “Europa a due velocità”, dopo l’uscita della Gran Bretagna dal vertice UE, sono tornati ad essere oggetto di discussione. Qual è la Sua posizione in merito?

Mi dispiace che al momento la Gran Bretagna non voglia seguire la linea di un'unione di stabilità. Questo, però, non deve trattenere i restanti 26 Stati UE dal loro proposito di una più profonda collaborazione. Per me è cruciale che la porta per la Gran Bretagna resti aperta. I nostri partner britannici possono aderire in ogni momento all'unione di stabilità. La piazza finanziaria britannica, esattamente come quella tedesca, ha bisogno di un euro stabile. Sono sicuro che anche Londra, in futuro, vorrà avere un ruolo attivo nell'Unione europea.

Lei ha più volte richiesto una “ampia, trasparente discussione” sulla modifica dei trattati europei. Il tema Europa è diventato eccessivamente un tema d'élite? Come si può cambiare?

Ritengo importante che noi, in tutta Europa, apriamo un dibattito sul futuro dell'Unione europea. A tal proposito intendo rendermi partecipe con gran coscienza. Durante i miei viaggi in Europa cerco il contatto diretto e tengo, ad esempio, discorsi davanti ai giovani. Dobbiamo portare l'Europa nel cuore e costruirla, dato che solo insieme possiamo sostenere i tempi della globalizzazione.

Alcuni hanno l'impressione che gli interessi tedeschi siano diversi dagli interessi europei. Cosa risponde a questa critica?

Nell'Unione Europea la Germania non è la sola a desiderare una politica finanziaria ed economica più solida. Il fatto che il 9 dicembre 2011 26 Stati UE abbiano deciso di puntare insieme nella direzione di un'unione di stabilità, dimostra che i nostri obiettivi hanno un ampio sostegno.

Nei mesi scorsi alcuni princìpi politici tedeschi sono stati fissati più saldamente nell’eurozona. Esiste il pericolo che la Germania venga eccessivamente considerata all'estero come “saccente”? L'immagine della Germania soffre nella crisi del debito?

La Germania, in quanto maggiore economia nell'Unione europea, ha una particolare responsabilità nei confronti dell'Europa. Nella crisi economica abbiamo attivamente ottemperato a questa responsabilità. Questo corrisponde alle aspettative che i nostri partner europei ripongono nella Germania. Abbiamo sempre proceduto in maniera trasparente ed abbiamo messo in risalto che diamo valore alla collaborazione con tutti i 26 partner europei.

Esiste la minaccia che la “idea Europa”, con la crisi attuale, passi in secondo piano?

Nell'attuale crisi non dobbiamo dimenticare che l'Europa è la bussola della politica tedesca. Il nostro obiettivo rimane quello di un'unione politica europea, con frontiere aperte, con un modello di vita europeo attraente ed unico, con una forza d'attrazione culturale, dinamicità economica e carisma politico. Dobbiamo lavorare nell’ottica di questo obiettivo.

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